Interior Design
La casa come estensione del tuo essere
Il mio modo di progettare
Progetto gli interni come si progetta un’identità: ascoltando ciò che uno spazio vuole diventare. Non lavoro per “riempire”, ma per far emergere la presenza.
Ascolto dello spazio
Prima ancora di scegliere materiali o colori, guardo come la luce entra, come si muove l’aria, dove si appoggia lo sguardo. Uno spazio parla sempre, basta non coprirlo di oggetti.
Richiami al passato, senza nostalgia
Mi piace lavorare con tracce di stili del passato — linee anni ’50, proporzioni razionaliste, dettagli art déco, superfici materiche anni ’70 — ma non li ricopio mai. Li trasformo, li asciugo, li porto nel presente. Sono citazioni sottili, non imitazioni.
Materiali che raccontano
Preferisco superfici che hanno una voce: legno vivo, pietra, intonaci morbidi, tessuti che assorbono la luce. Materiali che non gridano, ma restano.
Funzione come gesto
Un interno funziona quando ti permette di muoverti senza pensarci. Quando ogni gesto trova il suo posto naturale. La funzionalità non è tecnica: è postura.
Silenzio visivo
Tolgo molto, aggiungo poco. Il silenzio è un materiale di progetto quanto il legno o la luce.
Il risultato
Spazi che non decorano, ma accolgono. Case che non imitano uno stile, ma riflettono un modo di stare nel mondo. Interni che non cercano di stupire, ma di durare.
L’ordine della materia
Un percorso dentro la progettazione sensibile